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Il divieto per gli enti strumentali delle amministrazioni locali di partecipare a procedure ad evidenza pubblica non vale per i servizi pubblici locali PDF Stampa E-mail

La sentenza T.A.R. Lombardia, sez. III, 8 gennaio 2014 n. 9, che qui si annota, ha ad oggetto il ricorso contro l’ammissione ad una gara a procedura aperta per l’affidamento del servizio di raccolta, trasporto e smaltimento di rifiuti urbani di un’associazione temporanea di imprese costituita da una società a capitale interamente pubblico e da una società a capitale misto pubblico-privato. Entrambe le società erano già operanti nel settore dei servizi pubblici locali in regime di affidamento diretto. La difesa della società ricorrente si fonda sul richiamo all’art. 13 del decreto legge n. 223/2006, convertito dalla legge n. 248/2006, che ha posto il divieto di partecipazione alle procedure ad evidenza pubblica da parte degli enti strumentali delle amministrazioni locali, per i quali è ammesso il solo svolgimento di attività in favore di quelle amministrazioni che su di essi esercitano il c.d. controllo analogo. Il Collegio, invece, ha ritenuto che la norma richiamata, pur imponendo un divieto esteso sia sotto il profilo soggettivo (società a capitale interamente pubblico o misto che producono beni o servizi strumentali all’attività delle amministrazioni pubbliche regionali e locali partecipanti o controllanti di svolgere prestazioni in favore di altri soggetti pubblici o privati), sia sotto quello oggettivo (affidamento diretto, con gara e partecipazione ad altre società o enti aventi sede nel territorio nazionale), esclude del suo campo di applicazione i servizi pubblici locali. In specie, il giudice amministrativo ha ritenuto che, ponendo il predetto divieto a fini di tutela della concorrenza e del mercato, il legislatore ha voluto distinguere le società a capitale interamente pubblico o misto deputate ad erogare beni o servizi strumentali all’attività amministrativa da quelle di analogo modello sociale chiamate ad erogare servizi pubblici locali, intendendo con tale nozione i servizi rivolti al pubblico tra cui figura la gestione dei rifiuti, diretta esclusivamente in favore della collettività. La decisione è, peraltro, in linea con la sentenza dell’Adunanza Plenaria n. 17/2011, nella quale era stato già precisato che la distinzione tra attività strumentale e gestione di servizi pubblici deve essere riferita non all’oggetto della gara ma all’oggetto sociale delle imprese che alla stessa partecipano.

di B. NERI

 
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